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	<title>Cash Cow &#187; Scienza della complessità &#8211; Cash Cow</title>
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		<title>Management of complexity, complexity of management, live blogging</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2007 10:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza della complessità]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
		<category><![CDATA[conferenza cetra]]></category>

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		<description><![CDATA[Live blogging dalla (attesa e preannunciata) conferenza Managementt of complexity, complexity of management. A dire la verità è un quasi-live blogging dal momento che proprio oggi il mio affidabilissimo hosting da 10 euro all&#8217;anno ha deciso di abbandonarmi rendendo non raggiungibile il blog. Quando leggerete queste righe probabilmente la conferenza sarà già cominciata. 09:33 &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Live blogging dalla (attesa e preannunciata) conferenza <strong>Managementt of complexity, complexity of management</strong>. A dire la verità è un <em>quasi-live</em> blogging dal momento che proprio oggi il mio affidabilissimo hosting da 10 euro all&#8217;anno ha deciso di abbandonarmi rendendo non raggiungibile il blog. Quando leggerete queste righe probabilmente la conferenza sarà già cominciata.</p>
<h3>09:33 &#8211; Discorso introduttivo di Roberto Serra</h3>
<p>Roberto Serra introduce i partecipanti alla conferenza. Ringraziamenti all&#8217;università di Reggio Emilia, al centro di E-learning, ai partner del CETRA, agli organizzatori locali (Simone Righi, Luca Ansaloni, Alex Graudenzi, Alessandro Filisetti, Chiara Damiani e Stefano Bonacini). Ringraziamenti speciali a Sabrina Bandini e Marco Villani.<span id="more-73"></span></p>
<h3>09:44 Fulvio Dodich introduce John Casti</h3>
<p>Breve introduzione di Fulvio Dodich, CEO di Ferretti Yacht a John Casti.<br />
Inizia la presentazione di John Casti: Why Business Simulation &#8211; Agent based models in the cause of business.<br />
Distinzione tra complesso e complicato: La caratteristica distintiva di un sistema complesso è l&#8217;emergere di comportamenti emergenti, dall&#8217;interazione dei componenti individuali che compongono il sistema. Ad esempio la determinazione del prezzo all&#8217;interno di un mercato non si può determinare prendendo in considerazione il singolo agente.<br />
Alcuni esempi di sistemi complessi e adattivi: Stock Markets, Supermarkets, economie nazionali, reti di comunicazione. Anche il football americano (o il calcio) è un sistema complesso adattivo: i giocatori sono gli agenti, ogni agente ha a disposizione una serie di azioni con cui interagire con altri agenti, lo spazio è delimitato dal campo di gioco e i comportamenti emergenti (ad esempio segnare un gol, fare meta..) è frutto dell&#8217;interazione di tutti gli agenti.<br />
Le impronte digitali della complessità:</p>
<ul>
<li>Numero di agenti medio, non cosi piccolo da poter calcolare tutte le interazioni, non cosi grande da poter stimare il comportamento del sistema tramite misure statistiche.</li>
<li>Intelligente ed adattivo: L&#8217;agente del sistema utilizza regole per decidere come agire. Ogni agente possiede diverse regole da poter valutare. L&#8217;agente monitora sempre le conseguenze delle regole adottate, cambiando il proprio comportamento nel caso in cui le regole adottate non si dovessero rivelare efficaci. Tornando all&#8217;esempio del calcio, i grandi giocatori sono quelli in grado di creare nuovi modi di agire, creare quindi nuove regole.</li>
<li>Non vi è alcun agente nel sistema in grado di conoscere tutte le informazioni che caratterizzano il sistema. Ogni agente decide quindi sulla base delle proprie informazioni locali.</li>
</ul>
<p>Quali sono gli aspetti più importanti da tenere in conto nella produzione di strumenti di simulazione:<br />
Devono essere realistici, facili da usare, utilizzabili in macchine standard&#8230;.<br />
Un esempio illuminante è rappresentato dai modelli sviluppati per le imprese di Assicurazioni. Nello specifico Assicuratori di Assicuratori, cioè compagnie Assicurative che si accollano il rischio delle imprese di Assicurazione di primo livello, ovvero quelle a cui tutti noi ci rivolgiamo quando vogliamo stipulare una polizza.<br />
Non si cercava un metodo in grado di prevedere catastrofi naturali, un modello del genere, oltre ad essere impossibile da realizzare, annulla il rischio legato all&#8217;insorgere di fenomeni catastrofici eliminando di fatto la necessità di stipulare una polizza assicurativa. Si cercava invece un modello in grado di rappresentare le interazioni presenti tra le diverse società di assicurazione. I risultati ottenuti hanno permesso di formulare alcune ipotesi di scenario relative al mercato assicurativo nei prossimi 10 anni.<br />
In un altro studio, Casti evidenzia le analogie riscontrate tra il mercato del latte in Nuova Zelanda ed il mercato del petrolio.</p>
<h3>Bruce Kogut, INSEAD &amp; Columbia University</h3>
<p>Alcune osservazioni sul network costituito dalle imprese di compagnie aeree, analisi del falimento di Swiss Air. Libri consigliati: <a class="intesto" href="http://www.amazon.com/Competing-Edge-Strategy-Structured-Chaos/dp/0875847544">Competing the Edge</a>, libro scritto dalla collega di Stanford <a class="intesto" href="http://www.google.com/corporate/execs.html#shona">Shona L. Brown</a>, ora impiegata nella ricerca per Google.</p>
<h3>12:00 &#8211; Claudio Delrio</h3>
<p>Introduzione di <a class="intesto" href="http://www.menon.org/">MENON</a>: MENON  is a European research and innovation network, active at national, European and international level, providing information and advice to policy makers, education communities, and the ICT industry on issues related to innovation and changes in Education and Training, Lifelong Learning and Knowledge Society developments in Europe and worldwide.<br />
Commenti su alcuni risultati ottenuti in collaborazione con l&#8217;osservatorio europeo. E&#8217; emerso che la trasformazione delle opportunità di apprendimento creano delle nuove divisioni, necessario quindi colmare il gap tra istruzione/formazione e mercato.<br />
Nella società della complessità sono necessarie alcune competenze chiave: Auto valutazione ed auto diagnosi, comunicazione e cooperazione, imparare ad imparare sono solo alcune tra le principali.<br />
E-Learning: Studio delle nuove forme di apprendimento on-line.E-Learning utilizzato come mobilità virtuale, per studenti che non riescono a frequentare le lezioni. Con E-Learning ci si riferisce all&#8217;evoluzione 2.0. Evoluzione 2.0 spiegata attraverso un video:<br />
<object width="425" height="350" data="http://www.youtube.com/v/6gmP4nk0EOE" type="application/x-shockwave-flash"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/6gmP4nk0EOE" /></object><br />
E-Learning 2.0, ci riferiamo ad ambienti multimediali, massivi e multiutente. Harvard Law School ad esempio ha da poco tenuto una lezione su Second Life. Le università hanno capito il potenziale e stanno muovendo i primi passi. Altra espressione sono i Blog, ad esempio prendiamo il blog di Beppe Grillo, uno dei più visitati al mondo. Wikipedia, comunità online di successo aperta agli sviluppi degli utenti. Astraendo dal caso particolare dobbiamo prendere atto che stiamo assistendo ad un cambiamento. Purtroppo non tutti gli enti di formazione professionale colgono le opportunità offerte dall&#8217;innovazione.</p>
<h3>12:40 &#8211; The CETRA Project</h3>
<p>Fondato nel 2005, rientra all&#8217;interno del progetto Europeo &#8220;Leonardo da Vinci&#8221;. Coordinato dall&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia, Antares, Università di Salamanca, Fed Set, ITOK, Mediacontech (precedentemente conosciuta come Euphon S.p.a.), EQT Germany, MENON, ZSI Austria.<br />
La rete delle imprese partecipanti nel 2005 presentava un numero inferiore di collegamenti, ad oggi le relazioni tra gli enti organizzativi sono molto maggiori.<br />
Prende la parola Marco Villani, professore dell&#8217;università di Reggio Emilia, coordinatore progetto CETRA. Il progetto può essere riassunto in 3 parole: Innovazione, Management, Formazione. La scienza dei sistemi complessi diventa la parole chiave che ci permette di parlare di innovazione.<br />
Perchè i managers dovrebbero dedicare tempo e risorse allo studio della complessità? Con manager si intende una persona con un buon grado di autonomia, responsabilità e che ha il ruolo di prendere decisioni. Come decidere quali azioni intraprendere e come valutarne gli effetti? La complessità può dare interessanti risposte a questi quesiti.<br />
Una delle idee chiave è proprio innovazione, intesa come serie di cambiamenti. L&#8217;innovazione emerge dai fenomeni di autorganizzazione,<br />
Gli obiettivi (tutti raggiunti) del progetto pilota erano:</p>
<ul>
<li>Ottenere linee guida per la creazione di corsi di e learning</li>
<li>Relizzazione di un <a class="intesto" href="http://www.learning-complexity.org/">sito web</a></li>
<li>Organizzare un workshop internazionale</li>
<li>Linee guida per la costruzione di un corso on line</li>
<li>Pubblicazione del libro</li>
</ul>
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		<title>Le reti si evolvono: Crescita e Collegamento preferenziale</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2007 21:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza della complessità]]></category>

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		<description><![CDATA[Consueto appuntamento con i riassunti tratti dal libro Link di Albert Laszlo Barabasi. Il settimo capitolo riprende l&#8217;analisi della topologia del web ripartendo da dove ci aveva lasciato alla fine del capitolo precedente: la legge di potenza. Lo sforzo di Barabasi è quello di trovare un modello in grado di descrivere in maniera verosimile la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Consueto appuntamento con i riassunti tratti dal libro Link di Albert Laszlo Barabasi. Il settimo capitolo riprende l&#8217;analisi della topologia del web ripartendo da dove ci aveva lasciato alla fine del capitolo precedente: la <a class="intesto" href="http://www.cash-cow.it/2007/scienza-teoria-complessita/legge-di-potenza.htm">legge di potenza</a>. Lo sforzo di Barabasi è quello di trovare un modello in grado di descrivere in maniera verosimile la struttura della rete internet. Il modello delle reti casuali di Erdos e Renyi, la base degli studi di Barabasi, è in aperto contrasto con 2 aspetti fondamentali di internet:  <span id="more-48"></span></p>
<ol>
<li>Il numero di nodi è fissato fin dall&#8217;inizio: Erdos e Renyi trascurarono gli aspetti evolutivi delle reti. Internet al contrario è evoluzione continua, dalla prima pagina di Tim Berners Lee al momento in cui pubblicherò queste righe, il Web non ha mai arrestato la sua espansione.</li>
<li>I nodi (in internet i siti web) non sono tutti uguali: Sembra banale doverlo ribadire ma il mio blog non è sicuramente uguale al sito della Disney o alla Home page di Google</li>
</ol>
<h3>La rete si evolve: il Modello A</h3>
<p>Barabasi ipotizzò quindi una rete in grado di evolvere. Per semplicità consideriamo una rete formata da nodi uguali tra di loro e con la possibilità di creare al massimo 2 link in uscita.<br />
Al tempo <em>t=0</em>, il nodo 1 riceverà due link dal nodo 2.<br />
Al tempo <em>t=1</em>, il neonato nodo 3 distribuirà i suoi link al nodo 1 ed al nodo 2 (che, essendo uguali tra di loro, avranno la stessa probabilità di ricevere un link).<br />
<em>t=3</em>, aggiungiamo il nodo 4, i nodi 1, 2, 3 avranno tutti la stessa probabilità di ricevere un link dal nodo 4.<br />
Reiterando il procedimento di evoluzione per <em>n</em> volte, possiamo immaginare che i nodi più vecchi avranno più link in ingresso rispetto ai nodi più giovani, dal momento che partecipano all&#8217;<em>estrazione</em> per un numero maggiore di volte. All&#8217;opposto, l&#8217;ultimo nodo arrivato non potrà avere nessun link in ingresso dal momento che non ha partecipato nemmeno ad una <em>estrazione</em>.<br />
Il Modello A di Barabasi manifestò un grado distribuzione di tipo esponenziale simile ad una curva a campana, facendo decadere l&#8217;ipotesi alla base della rete internet: la <strong>legge di potenza ad invarianza di scala</strong>, responsabile della nascita degli hub. Il modello aveva bisogno di un&#8217; ulteriore modifica&#8230;</p>
<h3>I nodi non sono tutti uguali</h3>
<p>In che modo creiamo link in uscita? Come scegliamo i siti a cui destinare un link? Molto semplicemente, creiamo link verso risorse che riteniamo utili per i nostri visitatori. Nel mio blogroll trovate un link verso il sito di Matt Cutts, l&#8217;impiegato di Google più famoso dopo i 2 fondatori Brin e Pages. Avrei potuto creare un link verso Vanessa Fox, anche lei impiegata a Google con mansioni dirigenziali, e quindi bene informata sugli sviluppi del motore, ma ho scelto Matt. Perchè? Perchè Matt Cutts è ritenuto, in rete, una fonte autorevole, è più conosciuto e quindi ha un numero maggiore di link in ingresso.<br />
Possiamo generalizzare ed affermare che ognuno di noi tende a creare link verso siti già conosce quindi più connessi rispetto ad altri. Quando scegliamo i nodi verso cui creare un collegamento, tendiamo a preferire i nodi con un numero maggiore di link in ingresso. Questo concetto è stato riassunto da Barabasi con il termine di <strong>collegamento preferenziale</strong>.</p>
<h3>Crescita + Collegamento Preferenziale = &#8230;</h3>
<p><em>Crescita</em>: Ipotizziamo di avere una rete che evolve un nodo per volta<br />
<em>Collegamento preferenziale</em>: Ogni nuovo nodo potrà instaurare 2 link verso i nodi già esistenti. La probabilità di questi ultimi di ricevere un link è direttamente proporzionale al numero di collegamenti che già possiedono.<br />
Il modello cosi ottenuto è in grado di giustificare la presenza di Hub in internet. Ogni volta che si aggiunge un nodo alla rete, i nodi più vecchi hanno maggiore probabilità di ottenere un link in ingresso, ma <strong>la sola anzianità non è in grado di giustificare la presenza di Hub</strong>. Grazie al maggior numero di link in ingresso rispetto ai nodi più giovani, con il passare del tempo i nodi anziani raccolgono un numero sempre maggiore di connessioni (concetto di collegamento preferenziale) a scapito degli ultimi nodi arrivati. Ecco come si creano gli Hub, grazie ad una logica del tipo <em>&#8220;i ricchi diventano sempre più ricchi&#8221;</em>, i nodi più connessi raggiungono un numero esorbitante di link in ingresso a spese dei link meno connessi.</p>
<h3>Tutto qui?</h3>
<p>La realtà dista ancora dal modello di Barabasi basato solamente su crescita e collegamento preferenziale, sicuramente più verosimile del modello di Erdos e Renyi, trascura ancora diversi aspetti della rete reale. In internet i siti nascono e muoiono, i link si creano, si modificano e si distruggono. Soprattutto in questa logica, dove i ricchi sono destinati a diventar sempre più ricchi, come spieghiamo la nascita di nuovi siti di successo come Youtube o StumbleUpon?</p>
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		<title>Hub e connettori: il web non è una rete casuale</title>
		<link>http://www.cash-cow.it/2007/scienza-della-complessita/legge-di-potenza.htm</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2007 19:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza della complessità]]></category>

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		<description><![CDATA[Come già raccontato nei post precedenti, Barabasi e la sua equipe di ricercatori della Notre Dame University realizzarono diversi esperimenti sul web. Con l&#8217;ausilio di un software (un robot simile a quello utilizzato dai motori di ricerca) scandagliarono campioni di internet studiandone la struttura ed i collegamenti. Partendo dalla logica casuale di Erdos e Renyi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come già raccontato nei post precedenti, Barabasi e la sua equipe di ricercatori della Notre Dame University realizzarono diversi esperimenti sul web. Con l&#8217;ausilio di un software (un robot simile a quello utilizzato dai motori di ricerca) scandagliarono <em>campioni di internet</em> studiandone la struttura ed i collegamenti. Partendo dalla logica casuale di Erdos e Renyi, i ricercatori della Notre Dame si aspettavano un web dominato da <strong>nodi caratterizzati da un numero medio di link</strong> e da pochissimi nodi con un numero di link sensibilmente inferiore (o superiore) alla media. I risultati smentirono le attese<span id="more-45"></span>: la rete internet è composta si da una percentuale altissima di nodi scarsamente collegati ma anche da nodi altamente connessi. La distribuzione dei link non è quella di Poisson teorizzata dalle <a class="intesto" href="http://www.cash-cow.it/2007/scienza-teoria-complessita/reti-casuali-erdos.htm">reti casuali di Erdos e Renyi</a> ma risponde ad una legge matematica chiamata <strong>legge di scala</strong> o anche legge di potenza. Mentre la distribuzione di Poisson ha una classica forma a campana, le leggi di potenza danno origine ad una distribuzione caratterizzata da una curva decrescente con continuità.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-214 aligncenter" title="legge-di-potenza-scala11" src="http://www.cash-cow.it/wp-content/uploads/2009/01/legge-di-potenza-scala111.gif" alt="Legge di potenza" width="559" height="342" /></p>
<p>Nella distribuzione di Poisson le &#8220;ali&#8221; della campana decrescono con velocità esponenziale, proprio la pendenza della curva è responsabile dell&#8217;assenza di nodi altamente (e scarsamente) connessi. Nella distribuzione della legge di potenza, la curva decresce più lentamente, dando luogo a nodi altamente connessi, chiamati <strong>Hub</strong>.<br />
In formula, Barabasi ha stabilito empiricamente che il numero <em>N</em> di nodi (pagine) con <em>k</em> link in ingresso è pari a:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-221 aligncenter" title="formula-legge-potenza11" src="http://www.cash-cow.it/wp-content/uploads/2009/01/formula-legge-potenza111.gif" alt="Legge di potenza" width="129" height="27" /></p>
<p>Dove <em>y</em> indica l&#8217;esponente di grado, tipico di ogni rete. L&#8217;esponente di grado della rete internet è pari a 2,1 nel caso in cui si consideri <em>k</em> come il numero di link in ingresso ad un nodo e 2,5 nel caso in cui k rappresenti il numero di link in uscita.<br />
Per esemplificare la sostanziale differenza tra la topologia di una rete casuale e quella di una rete dominata da una legge di scala, Barabasi paragona la prima alla rete autostradale americana e la seconda alla cartina delle rotte aeree. Nella rete autostradale i nodi (le città) sono caratterizzati da un numero medio di link (le autostrade). E&#8217; difficile che una città non sia collegata nemmeno ad una autostrada e che un&#8217;altra sia collegata ad un numero di autostrade sensibilmente superiore alla media.<br />
Al contrario, la topologia delle rotte aeree americane mostra che tutte le città hanno almeno un aeroporto di piccole dimensioni ma i voli raramente hanno come destinazione un&#8217;altra città di piccole dimensioni ma puntano invece ai grandi aeroporti nazionali (chiamati non a caso Hub anche nel parlare comune).<br />
L&#8217;esperimento di Barabasi, provando che in Internet i link non seguono una dinamica aleatoria, lascia aperto un interrogativo; Perchè il web non risponde al modello delle reti casuali?</p>
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		<title>Hub, reti casuali e visibilità online</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2007 15:24:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza della complessità]]></category>

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		<description><![CDATA[A conclusione del post dedicato alle reti casuali, si sottolineava l&#8217;inapplicabilità del modello di Erdos e Renyi alle reti reali. Secondo il modello delle reti casuali, in Internet tutte le pagine dovrebbero ricevere lo stesso numero di link in ingresso e di visitatori. Tutti sappiamo che quanto descritto dalla teoria dei due matematici ungheresi non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A conclusione del post dedicato alle <a class="intesto" title="reti casuali" href="http://www.cash-cow.it/2007/scienza-teoria-complessita/reti-casuali-erdos.htm">reti casuali</a>, si sottolineava l&#8217;inapplicabilità del modello di Erdos e Renyi alle <strong>reti reali</strong>. Secondo il modello delle reti casuali, in Internet tutte le pagine dovrebbero ricevere lo stesso numero di link in ingresso e di visitatori. Tutti sappiamo che quanto descritto dalla teoria dei due matematici ungheresi non corrisponde alla realtà.<span id="more-44"></span><br />
Spesso sentiamo dire che internet è una rete democratica dal momento che permette a tutti gli utenti di pubblicare e diffondere le proprie opinioni in tutto il mondo. Quanto affermato è vero in parte; sicuramente internet permette agli utenti di pubblicare le proprie opinioni ma di certo non ne assicura la diffusione a livello mondiale. Una cosa è essere presenti, un&#8217;altra è essere conosciuti in rete.<br />
Un sito per essere raggiungibile (e visibile) deve avere link in ingresso da altri siti; <strong>maggiore il numero di link, migliore la visibilità</strong>. Se tutte le pagine online puntassero al mio sito, il mondo verrebbe immediatamente a conoscenza delle mie opinioni, il problema è che le pagine hanno in media 5/7 link in uscita per cui le probabilità che una pagina punti (casualmente) al mio sito rasentano lo zero.<br />
Fortunatamente i link in rete non seguono una logica aleatoria ma riflettono i gusti e le preferenze di chi il web lo costruisce ogni giorno. Ad esempio nel mio sito trovate link verso siti che trattano di Search Engine Optimization e Web Marketing, difficilmente troverete link verso siti di cucina (anche se non lo escludo). Cosi come nel sito della Disney non troverete link a siti per adulti. Il risultato è che la distribuzione dei collegamenti non segue più una distribuzone di Poisson come ipotizzato da Erdos e Renyi ma assume aspetti più <strong>complessi</strong>.<br />
In un esperimento condotto dall&#8217;equipe di Barabasi è emerso che, su un campione di 203 milioni di pagine, ben il 90% possedevano meno di 10 link in ingresso e che pochissimi documenti (due o tre pagine su 203 milioni) ricevevano un milione di collegamenti in ingresso.<br />
Grazie a questo esperimento è stato introdotto un nuovo concetto, inizialmente ignorato da Erdos e Renyi, il concetto di connettore.<br />
Un connettore (o hub in inglese) è un nodo della rete (una pagina web in internet cosi come una persona nella rete sociale) altamente connesso (cioè con molti collegamenti sia in entrata che in uscita) e di conseguenza estremamente visibile. In internet, tutti i nodi poco conosciuti sono tenuti insieme proprio grazie ai connettori, sono loro che rendono il web &#8220;piccolo&#8221;, che, in altre parole, mantengono bassi i gradi di separazione. Questo significa che se due pagine web distano in media 19 click, tutte le pagine distano non più di 3 click da un Hub (ad esempio Yahoo, Google, Amazon,&#8230;).<br />
Il concetto di Barabasi ignora l&#8217;importanza dei motori di ricerca e del loro rapporto con i links. Dal momento che tutti i motori di ricerca fondano l&#8217;indicizzazione sul conteggio dei collegamenti in ingresso, <strong>diventa ancora più importante saper ottenere link da altri siti</strong> per sperare nella diffusione delle proprie opinioni (ho detto opinioni ma potevo dire prodotti, vendite, messaggi promozionali,&#8230;).</p>
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		<title>Il web è un mondo piccolo: gli studi di Milgram e Barabasi</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2007 20:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sempre per la serie &#8220;Appunti in libertà&#8221;, oggi ho deciso di parlare, anzi di scrivere del terzo capitolo di Link, libro scritto da Albert Laszlo Barabasi dedicato allo studio dele reti. In questo libro si affronta il concetto di Gradi di Separazione, concetto introdotto dal sociologo di Harvard Stanley Milgram. Milgram, da studioso della struttura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sempre per la serie &#8220;Appunti in libertà&#8221;, oggi ho deciso di parlare, anzi di scrivere del terzo capitolo di <strong>Link</strong>, libro scritto da <strong>Albert Laszlo Barabasi</strong> dedicato allo studio dele reti. In questo libro si affronta il concetto di <strong>Gradi di Separazione</strong>, concetto introdotto dal sociologo di Harvard <strong>Stanley Milgram</strong>. Milgram, da studioso della struttura della rete sociale, si pone l&#8217;obiettivo di capire qual&#8217;è la <em>distanza</em> tra due cittadini americani scelti a caso. <span id="more-42"></span>In altre parole, cerca di individuare il numero di <em>contatti</em> che separano due individui scelti a caso nella società. Per l&#8217;individuazione di tale numero, Milgram si affidò al metodo empirico; selezionò due cittadini americani a caso, uno residente a Sharon, Massachusetts, e l&#8217;atro a Boston. Scelse poi i punti di partenza inviando 160 lettere agli abitanti di Wichita, Kansas ed Omaha, Nebraska. Agli abitanti di Wichita era richiesto di consegnare la lettera all&#8217;abitante di Sharon ed a quelli di Omaha era chiesto di entrare in contatto con la persona residente a Boston. Le regole consistevano nel:</p>
<ol>
<li>Aggiungere il proprio nome alla lista contenuta nella busta, in modo da poterne ricostruire il tragitto.</li>
<li>Staccare una cartolina postale (contenuta nella busta) ed inviarla all&#8217;università di Harvard cosi da poter monitorare gli spostamenti della lettera.</li>
<li>Consegnare la lettera al destinatario (cioè l&#8217;abitante di Sharon o di Boston a seconda dei casi) se lo si conosce di persona.</li>
<li>Se non si conosce di persona il destinatario, non tentare di entrare in contatto con lui ma affidare la lettera ad un conoscente che si pensa possa avere maggiori contatti con il destinatario.</li>
</ol>
<p>I risultati furono incredibili, su 42 lettere che tornarono all&#8217;università, la media di contatti necessari per collegare gli abitanti di Sharon o Boston a quelli di Omaha o Wichita furono 5,5. Negli anni seguenti questo numero venne arrotondato a 6 e venne battezzato con il termine <strong>Sei gradi di separazione</strong>. Sei gradi di separazione sono quindi il numero di contatti che, con buona (ed abbondante) approssimazione, dividono 2 persone scelte a caso nel mondo. I sei gradi di separazione stupiscono perchè è contro intuitivo pensare che in una rete (quella sociale) cosi grande sia possibile muoversi con una tale velocità. Altrettanto stupefacente è l&#8217;idea che sia sempre possibile collegare 2 persone qualsiasi.<br />
Ed il web quanto è grande? E&#8217; possibile ripetere l&#8217;esperimento di Milgram online? Quanti sono i gradi di separazione che dividono 2 pagine web scelte a caso tra i miliardi di documenti presenti in rete? Rifacendoci all&#8217;esperimento di Milgram, quanti click sono necessari per raggiungere le home page di un abitante di Boston partendo dal sito personale di un cittadino di Omaha? A questo quesito rispose <strong>Albert Laszlo Barabasi</strong> con un esperimento del 1998. Per praticità, Barabasi e la sua equipe di ricercatori della <a class="intesto" title="università di Notre Dame" href="http://www.nd.edu">Notre Dame University</a> esaminarono un sottoinsieme della rete, per la precisione presero in considerazione i documenti contenuti nel sito www.nd.edu, circa 300.000 pagine web. In media, le pagine contenute nel domino distavano 11 click.<br />
<strong>11 gradi di separazione</strong> dividono quindi qualsiasi coppia di documenti prelevati a caso dal web? No di certo, la distanza non può essere una variabile indipendente dalla dimensione della rete, per questo motivo Barabasi ripetè il suo esperimento su un campione casuale di 1000 pagine web. Una volta calcolata la distanza media allargò il campione a 10.000 documenti, e cosi via fino a quando i calcolatori furono in grado di sostenere l&#8217;onere computazionale che tale operazione comportava. Il risultato fu una formula matematica in grado di individuare i gradi di separazione in funzione della grandezza della rete:<br />
<em>d=0,35 + 2logN</em><br />
In parole, la separazione è proporzionale al logaritmo del numero dei nodi che compongono la rete.<br />
Applicando la formula e sostituendo ad N il numero di pagine web attualmente on line scopriamo che 2 documenti distano in media 19 click.<br />
Suona contro intuitivo e viene da chiedersi come possono due documenti annegati in miliardi di altri documenti distare solamente 19 click l&#8217;uno dall&#8217;altro. La risposta è da ricercare nell&#8217;elevata interconnessione esistente tra i nodi delle reti telematiche. Nel post dedicato alle <a class="intesto" title="Erdos e Renyi" href="http://www.cash-cow.it/2007/scienza-teoria-complessita/reti-casuali-erdos.htm">reti casuali</a> si rifletteva sul fatto che sia sufficiente anche solo un link affinché si crei un unico cluster gigante. Se i nodi superano tale soglia minima, la rete improvvisamente collassa. Se i nodi hanno in media <em>k</em> link, partendo da un nodo qualsiasi possiamo arrivare direttamente ad altri k nodi. in due passaggi possiamo raggiungere <em>k alla seconda</em> nodi, in 3 tocchiamo <em>k alla terza</em> nodi e cosi via. Se <em>k</em> è un numero grande, in pochi passaggi possiamo connetterci con un ampio ventaglio di nodi.</p>
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		<title>Appunti in libertà: le reti casuali di Erdos e Renyi</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2007 21:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza della complessità]]></category>

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		<description><![CDATA[I seguenti appunti sono frutto della lettura del libro &#8220;Link&#8221; di Albert Laszlo Barabasi. Nel libro si discutono alcune proprietà delle reti, procedendo per esempi, lasciando formule e spiegazioni matematiche in appendice. L&#8217;approccio forse un po&#8217; troppo semplicistico potrà far storcere il naso ai più esperti ma è ideale per chi si avvicina allo studio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I seguenti appunti sono frutto della lettura del libro &#8220;Link&#8221; di <a class="intesto" title="Professore alla Notre Dame University" href="http://www.nd.edu/~alb/">Albert Laszlo Barabasi</a>. Nel libro si discutono alcune proprietà delle reti, procedendo per esempi, lasciando formule e spiegazioni matematiche in appendice. L&#8217;approccio forse un po&#8217; troppo semplicistico potrà far storcere il naso ai più esperti ma è ideale per chi si avvicina allo studio delle reti.<br />
Uno dei primi capitoli tratta delle <strong>reti casuali</strong>, concetto introdotto nel 1959 da Erdos e Renyi. <span id="more-40"></span><br />
Immaginate di organizzare un ricevimento con un centinaio di invitati, tutti estranei tra di loro, e di voler servire per l&#8217;occasione vino ai vostri ospiti. Confidate ad un invitato di aver messo il vino di qualità all&#8217;interno delle bottiglie con l&#8217;etichetta nera e di aver riempito le bottiglie con l&#8217;etichetta rossa con vino economico.  Pensate di poter trovare almeno un bicchiere di buon vino a fine serata? In altre parole, quanto tempo dovrà trascorrere prima che tutti gli invitati vengano a conoscenza della qualità del vino con l&#8217;etichetta nera? (supponendo che nessun invitato possa giungere autonomamente a tale conclusione). Un invitato può stringere amicizia con due o tre persone, si possono formare dei piccoli gruppi di discussione all&#8217;interno della festa, il vostro amico-confidente trasmetterà ad altre persone il vostro &#8220;segreto&#8221;. Se ipotizziamo che ogni persona parla con un&#8217;altra per dieci minuti, prima che tutti si siano conosciuti personalmente devono passare 16 ore, dato che il ricevimento ha una durata sicuramente inferiore (3-4 ore?) il nostro segreto (ed il nostro vino) è al sicuro. Erdos e Renyi hanno introdotto una visione diversa del problema. Immaginiamo la festa come una grande rete, dove gli invitati sono i nodi ed i legami sociali che si instaurano con la conversazione sono i link. Immaginiamo che i link tra i nodi si instaurino in maniera <strong>casuale</strong>. Non importa la topologia o la natura della rete,  se si raggiunge un certo numero di link ed i nodi possiedono in media almeno un collegamento, il nostro vino avrà i minuti contati. Infatti inizialmente assisteremo alla nascita di &#8220;cluster&#8221;, cioè piccoli gruppi di persone che socializzano al loro interno ma non all&#8217;esterno. Trascorsi dieci minuti (il tempo ipotizzato per la socializzazione) i nodi (cioè le persone) tenderanno a creare nuovi cluster senza rompere i legami instaurati precedentemente. In questo modo, dopo n minuti, anche se i componenti non si conoscono direttamente, si instaurerà un rapporto indiretto tra tutti gli invitati, i link instaurati saranno tali che un qualsiasi nodo potrà essere collegato direttamente o indirettamente a qualsiasi altro nodo. Il momento in cui tutti sono collegati con tutti è chiamato &#8220;Transizione di fase&#8221;.<br />
Riassumendo, indipendentemente dal tipo di rete, se colleghiamo tra di loro coppie di nodi, raggiunto un numero n di link, la rete si trasforma radicalmente. Prima abbiamo una serie di piccoli cluster non comunicanti tra loro; dopo otteniamo un unico grande cluster in cui tutti i nodi sono collegati.<br />
I collegamenti tra i nodi sono casuali, cioè ogni nodo ha la possibilità di acquisire un link in più. Un modello di questo tipo prevede quindi che alcuni nodi possiedano un numero elevato di link ed altri ne siano addirittura privi. Ma il numero di link posseduto da ogni nodo segue, secondo la dimostrazione di Bollobas del 1982, una distribuzione di Poisson per cui tutti i nodi hanno un numero di link medio rendendo rare le deviazioni significative dalla norma. La teoria di Erdos e Renyi prevede quindi un mondo medio dove tutti abbiamo più o meno lo stesso numero di amici, le imprese hanno lo stesso numero di rapporti di affari ed i siti web hanno lo stesso numero di visite.</p>
<p><em>Se la natura distribuisce i suoi link alla cieca, nel lungo periodo nessun nodo risulta favorito rispetto agli altri</em></p>
<p>La debolezza del modello risiede proprio negli scarsi riscontri in applicazioni concrete ma non era certo intenzione di Erdos e Renyi elaborare una teoria universale sulla formazione delle reti.</p>
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