Brevetti, diffusione ed affermazione di standard: Analisi del caso IBM

Nascita ed evoluzione del PC

I FASE 1970-1977

Metà anni 70, vengono introdotti computer di nuova generazione, basati su microprocessore (insieme di componenti elettroniche disposte su una unica lastra di silicio). Il primo microprocessore è realizzato nel 71 da Intel, il 4004 (alla cui realizzazione prese parte anche l’italiano Federico Faggin…grazie Ruggero).
Questi computer prenderanno il nome di personal computer (o microcomputer), dal momento che sono destinati ad essere utilizzati da una sola persona per volta. I primi personal computer vengono venduti per corrispondenza sulle riviste di elettronica, sono da assemblare e sono destinati ad un mercato di hobbisti, appassionati di radio e strumenti elettronici (prezzo medio di 400$ circa), non certo destinati ad applicazioni scientifiche/commerciali (nella quale si utilizzano computer mainframe). Il successo è immediato nonostante le difficoltà dovute al montaggio e all’utilizzo (siamo ancora lontani dalle interfacce grafiche). Tra i piu famosi ricordiamo ALTAIR.
Mentre i computer mainframe sono costituiti interamente da hardware e software proprietario prodotti all’interno dell’azienda, i PC sono costituiti da componenti provenienti da piu produttori. Le imprese produttrici di microcomputer assemblano semplicemente le diverse componenti, a volte si limitano a vendere le componenti in blocco e a fornire istruzioni di montaggio.

II FASE 1978-1980

Il PC non rappresenta piu un prodotto “artigianale”, da assemblare, ma è ancora in via di definizione. I piu importanti PC in commercio sono l’Apple I, il commodore PET e il TRS 80

III FASE 1980-1985

IBM, produttore leader di computer mainframe entra nel mercato dei PC. Adotta la strategia dei suoi concorrenti, acquistando componenti da fornitori per poi assemblarli. Nel 1981 lancia il primo PC IBM basato su microprocessore Intel 8088 e sistema operativo MS DOS. La vasta disponibilita di software ne decreta il successo, l’ingresso di IBM legittima il settore dei PC e ne definisce lo standard: un microprocessore con 64K di RAM (minimo), una tastiera, un lettore floppy, un monitor, una stampante, un sistema operativo, un elaboratore testi e un foglio di calcolo sono i componenti che compongono lo hardware ed il software tipico di un PC nei primi anni 80.
La fortuna di tale architettura deriva anche dal fatto che il PC IBM era stato realizzato utilizzando prodotti normalmente reperibili sul mercato. Questo portò in breve tempo alla realizzazione da parte di molte altre imprese di un consistente numero di cloni (imitazioni) a prezzo ridotto e con diverse caratteristiche.
Il successo di IBM non passò inosservato, le industrie informatiche orientali (cosiddette “tigri orientali”: Acer in Taiwan, Nec e Epson in Giappone) e le rivali statunitensi (Compaq, Dell e Packard Bell) si misero subito al lavoro per clonare il PC IBM. La clonazione, cioè l’imitazione, fu possibile poiché IBM forniva assieme al PC anche gli schemi elettrici di collegamento delle diverse componenti (liberamente reperibili sul mercato).
Diametricalmente opposta fu la risposta di Apple con l’introduzione di Apple II, un sistema chiuso, proprietario e quindi non replicabile da imprese concorrenti. Innovativo e rivoluzionario, fu il primo computer ad introdurre un Sistema Operativo con interfaccia grafica. L’isolamento di Apple e la ricerca di esclusività ne determinarono il fallimento ed il superamento in termini di vendite da parte di IBM.

IV FASE 1986

La quarta fase inizia con la seconda ondata dei cloni, questa volta con il sorpasso su IBM sulle vendite. Gia nel 1986, la meta dei PC prodotti non è di IBM ma è “clone”. Nel 1988 la quota di mercato di IBM scende a 24%. IBM risponde introducendo nuovi standard e con contratti di fornitura esclusivi con Intel per processori più performanti. Il minimo storico di IBM nelle quote di mercato viene raggiunto nel 1995 con 8,1%. Gli ultimi dati aggiornati risalgono al 2002 con una quota di mercato pari al 9,5% su un settore che vanta 774 milioni di computer installati. (Fonte ITU International Telecommunication Union)

La scelta da parte di Apple e IBM di utilizzare microprocessori e Sistemi Operativi differenti genera 2 architetture principali di computer basate rispettivamente su processori Motorola e Sistema Operativo Macintosh e processori Intel e Sistema Operativo Windows.
Il successo dell’ architettura PC dovuta alla maggiore notorietà di IBM ma soprattutto dal maggior grado di apertura che la distingueva rispetto all’architettura Mac e che rese posibile (al contrario di Apple) la produzione di cloni, determinò indirettamente il successo ed il predominio dell’architettura PC.

Esempi di fallimenti: Quando il brevetto rappresenta uno svantaggio

In parte Apple, brevettando la sua architettura si dedicò (e si dedica ancora oggi) solamente ad un mercato di nicchia.
Commodore, fallisce nel 1994, i suoi prodotti non reggono la concorrenza con il mercato dei PC.
Amiga, le sue macchine basate su HW e SW proprietario hanno causato agli utenti innumerevoli vicissitudini legate al fallimento della Commodore prima, Escom e Viscorp poi, per finire nelle mani di Gateway 2000 e all’attuale Amino Development (ora Amiga Corporation).

Il PC IBM

Il 12 agosto 1981 veniva presentato ufficialmente alla stampa specializzata il personal computer di IBM. The Big Blue presenta una macchina dalle dimensioni ridotte e con prestazioni piuttosto modeste, indicata più genericamente come microcomputer.
La fetta di mercato di questi microcomputer era molto modesta: gli elaboratori venivano acquistati da appassionati o da piccoli imprenditori attratti dal prezzo, ben dieci volte più basso rispetto a quello dei mini computer.
Il resto del mercato era diffidente soprattutto per la mancata standardizzazione delle macchine: ogni modello era diverso da tutti gli altri e veniva costruito spesso da un’impresa che non aveva storia e che rischiava di sparire dal mercato da un momento all’altro.
Il mondo aziendale non poteva permettersi di affidare la gestione della propria contabilità a quelle macchinette stravaganti snobbate o addirittura ignorate dai professionisti.
La storia cambiò totalmente con l’ingresso in campo di IBM. In tutto il mondo questo marchio era sinonimo di serietà, qualità e affidabilità (guadagnata nel mercato dei computer Maiframe). Il piano di marketing prevedeva la vendita di 200 mila esemplari di PC IBM in cinque anni.
Se ne vendettero 250 mila nei primi dieci mesi (di cui 50 mila in otto mesi). Un’impressionante massa di clienti si lanciò nella corsa all’acquisto.
Ma il passo principale della diffusione del nuovo computer fu un’importante scelta strategica di IBM, che decise di comprare i componenti del PC sul libero mercato e di rendere pubblici il suo schema logico e quello circuitale, senza coprirli con brevetti e vincoli legali.
In questo modo qualunque altro produttore di hardware poteva inserirsi sull’onda del successo del PC IBM e, nello stesso tempo, alimentare la diffusione del nuovo strumento. Il previsto sviluppo di produttori terzi di personal computer fu abbondante e molto articolato. Nacquero apparecchiature periferiche di vario tipo, ma anche macchine di base, veri e propri cloni dell’originale PC, che venivano venduti a macchia d’olio in tutto il mondo.
La stessa logica intrapresa da IBM di acquistare i componenti dell’elaboratore invece di progettarli e costruirli, la aveva orientata nella scelta del sistema operativo, il software per la gestione della macchina. Lo sviluppo di un nuovo sistema operativo avrebbe richiesto un consumo di risorse eccessivo: non sarebbero bastati un paio d’anni di lavoro di decine e decine di specialisti. Per evitare un’operazione così pericolosa, IBM cercò un possibile fornitore di sistemi operativi adatti al PC e nel 1980 la scelta cadde sulla Microsoft, una piccola società di Seattle. Il nome del sistema operativo era costituito con le iniziali delle parole che ne descrivevano le funzionalità: DOS, da Disk Operating System. La licenza stipulata tra Microsoft e IBM prevedeva che su ogni PC sarebbe stata installata una copia del DOS, con nome di PC-DOS. La Microsoft si era riservata di concedere la licenza d’uso dello stesso prodotto ad altri costruttori di macchine personal, con un nome diverso: MS-DOS. Di fatto però, a parte la differenza del nome, i due programmi erano e sono rimasti nei quindici anni successivi, sostanzialmente identici.

Ipotesi e scenari

Se IBM avesse brevettato l’architettura PC, avremmo assistito ad uno sviluppo molto più lento del settore informatico e di tutti i mercati ad esso correlato. Per quanto riguarda i PC oggi sarebbero presenti in percentuali molto più basse, IBM deterrebbe il monopolio e più tipologie di calcolatori basati su HW e SW proprietari si dividerebbero il mercato.
Possibili ipotesi:

  • Minore diffusione del PC ad uso domestico
  • Monopolio di IBM nel mercato PC
  • Sviluppo di altri calcolatori basati su altre architetture e SO, probabilmente non compatibili tra di loro.
  • Prezzi dei calcolatori più elevati (il prezzo rappresenta una delle leve principali dei produttori di PC)

Ovviamente non possiamo escludere anche la possibilità del fallimento del PC se fosse stato brevettato, cosi come è accaduto per Commodore.
A posteriori è facile giudicare positivamente l’operazione di IBM. Pur rinunciando ad una posizione di monopolista, ha permesso una diffusione dei PC inimmaginabile per una singola impresa e ha realizzato guadagni probabilmente molto superiori rispetto a quelli che avrebbe realizzato se avesse brevettato il PC. Non bisogna dimenticare che IBM ha comunque avuto un vantaggio competitivo (frutto del Know How dell’azienda e dall’essere stato il primo a progettare il PC) che le ha permesso di detenere la leadership del settore per tutti gli anni 80.

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