Hub, reti casuali e visibilità online

- 13 marzo, 2007 4:24 pm

A conclusione del post dedicato alle reti casuali, si sottolineava l’inapplicabilità del modello di Erdos e Renyi alle reti reali. Secondo il modello delle reti casuali, in Internet tutte le pagine dovrebbero ricevere lo stesso numero di link in ingresso e di visitatori. Tutti sappiamo che quanto descritto dalla teoria dei due matematici ungheresi non corrisponde alla realtà.
Spesso sentiamo dire che internet è una rete democratica dal momento che permette a tutti gli utenti di pubblicare e diffondere le proprie opinioni in tutto il mondo. Quanto affermato è vero in parte; sicuramente internet permette agli utenti di pubblicare le proprie opinioni ma di certo non ne assicura la diffusione a livello mondiale. Una cosa è essere presenti, un’altra è essere conosciuti in rete.
Un sito per essere raggiungibile (e visibile) deve avere link in ingresso da altri siti; maggiore il numero di link, migliore la visibilità. Se tutte le pagine online puntassero al mio sito, il mondo verrebbe immediatamente a conoscenza delle mie opinioni, il problema è che le pagine hanno in media 5/7 link in uscita per cui le probabilità che una pagina punti (casualmente) al mio sito rasentano lo zero.
Fortunatamente i link in rete non seguono una logica aleatoria ma riflettono i gusti e le preferenze di chi il web lo costruisce ogni giorno. Ad esempio nel mio sito trovate link verso siti che trattano di Search Engine Optimization e Web Marketing, difficilmente troverete link verso siti di cucina (anche se non lo escludo). Cosi come nel sito della Disney non troverete link a siti per adulti. Il risultato è che la distribuzione dei collegamenti non segue più una distribuzone di Poisson come ipotizzato da Erdos e Renyi ma assume aspetti più complessi.
In un esperimento condotto dall’equipe di Barabasi è emerso che, su un campione di 203 milioni di pagine, ben il 90% possedevano meno di 10 link in ingresso e che pochissimi documenti (due o tre pagine su 203 milioni) ricevevano un milione di collegamenti in ingresso.
Grazie a questo esperimento è stato introdotto un nuovo concetto, inizialmente ignorato da Erdos e Renyi, il concetto di connettore.
Un connettore (o hub in inglese) è un nodo della rete (una pagina web in internet cosi come una persona nella rete sociale) altamente connesso (cioè con molti collegamenti sia in entrata che in uscita) e di conseguenza estremamente visibile. In internet, tutti i nodi poco conosciuti sono tenuti insieme proprio grazie ai connettori, sono loro che rendono il web “piccolo”, che, in altre parole, mantengono bassi i gradi di separazione. Questo significa che se due pagine web distano in media 19 click, tutte le pagine distano non più di 3 click da un Hub (ad esempio Yahoo, Google, Amazon,…).
Il concetto di Barabasi ignora l’importanza dei motori di ricerca e del loro rapporto con i links. Dal momento che tutti i motori di ricerca fondano l’indicizzazione sul conteggio dei collegamenti in ingresso, diventa ancora più importante saper ottenere link da altri siti per sperare nella diffusione delle proprie opinioni (ho detto opinioni ma potevo dire prodotti, vendite, messaggi promozionali,…).

Postato in : Scienza della complessità
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